Giornata dei Giusti: la Sesta Commissione regionale riunita a Palazzo Ferro Fini – Il Presidente Soranzo: «La memoria non è un archivio, ma una scelta civile quotidiana»
Giornata dei Giusti: la Sesta Commissione regionale riunita a Palazzo Ferro Fini – Il Presidente Soranzo: «La memoria non è un archivio, ma una scelta civile quotidiana»
(VENEZIA) 6 Marzo 2026 – Si è tenuta oggi a Palazzo Ferro Fini la seduta speciale della Sesta Commissione Consiliare della Regione Veneto, dedicata alla memoria e alla celebrazione della Giornata Europea dei Giusti dell’Umanità. L’incontro, previsto dalla legge regionale n. 5/2020, ha visto la partecipazione dell’Assessore regionale all’Istruzione Valeria Mantovan, di autorevoli relatori e delle delegazioni studentesche degli istituti del territorio.«Siamo qui perché crediamo che alcune memorie vadano custodite con cura attiva, non semplicemente archiviate», ha dichiarato in apertura il Presidente della Sesta Commissione. «Abbiamo scelto simbolicamente la data del 6 marzo, su suggerimento di Franco Perlasca, per unire il dovere del ricordo della Shoà alla solennità civile dedicata a chi, in ogni tempo, ha rifiutato di piegarsi all’ingiustizia».Al centro della seduta il tema «I Giusti del Veneto: reti di salvataggio, responsabilità individuale e memoria civile». Grazie alle ricerche del Centro Studi Marina Eskenasi, il Presidente ha ricordato come siano 64 i veneti riconosciuti “Giusti tra le Nazioni” dallo Yad Vashem per aver salvato circa 138 cittadini ebrei.Durante la relazione sono state ripercorse storie di “ordinario eroismo” radicate nel territorio:Ida Brunelli Lenti (Monselice): la baby-sitter che salvò tre bambini ebrei spacciandoli per profughi ungheresi.Adele Zara (Oriago di Mira): che nonostante una famiglia di 17 persone, diede rifugio ai profughi Levi.Guerrino Brunazzo (Pontemanco): sostenuto da un’intera rete di solidarietà di paese (mugnai, farmacisti) per proteggere sette perseguitati.Giorgio Perlasca: l’uomo che a Budapest salvò oltre 5.000 vite, definendo poi il suo operato come un semplice “dovere”. Citando il sociologo Zygmunt Bauman, il Presidente ha sottolineato come la resistenza al male sia sempre una scelta individuale: «I Giusti non erano eroi per natura, ma persone normali che hanno deciso che un essere umano valeva più della propria paura. La loro testimonianza ci dice che il bene è possibile anche quando l’ingiustizia diventa sistema».La seduta ha ospitato gli interventi di Franco Perlasca, Presidente della Fondazione Giorgio Perlasca, e di Gadi Luzzatto Voghera, Direttore della Fondazione CDEC di Milano, che hanno offerto una prospettiva storica e civile sulla necessità di una memoria basata sul rigore scientifico e sulla responsabilità educativa.Un saluto particolare è stato rivolto agli studenti degli istituti Einaudi-Scarpa di Montebelluna, Carlo Anti di Villafranca di Verona, Liceo Canova, tra i vincitori del concorso «I giovani nuovi testimoni della memoria».«Voi siete i nuovi custodi di queste storie», ha concluso il Presidente rivolgendosi ai ragazzi. «La capacità di riconoscere il bene si allena ogni giorno con la conoscenza e l’incontro. Come istituzione, rinnoviamo oggi l’impegno affinché la domanda di Perlasca — “Avendo la possibilità di fare qualcosa, lei cosa avrebbe fatto?” — trovi sempre una risposta di coraggio e umanità».




